CANALE D'AGORDO: memoria del beato Giovanni Paolo I
Il vescovo Tomasi: "Siamo un’unica barca piena di popoli"
Redazione Online
27/08/2025

Anche quest’anno il 26 agosto, la piazza di Canale d’Agordo si veste a festa, diventando spazio celebrativo vasto e accogliente, per la santa Messa in onore di Giovanni Paolo I. Nel giorno che ricorda la sua elezione papale, fissato definitivamente come festa liturgica a seguito della beatificazione di due anni fa, questa data di tarda estate si rivela sempre occasione di incontro e di preghiera per i molti fedeli e pellegrini che trovano nella figura di Albino Luciani un punto di riferimento per il proprio cammino di fede.

Quello del 26 è stato come sempre un incontro di Chiesa e di Chiese, riaffermando così il legame con un fedele servo di Cristo che ha fatto del servizio a tutta la comunità ecclesiale la cifra della sua santità. Innanzitutto quella diocesana di Belluno-Feltre, stretta intorno il vescovo Renato; poi altre due diocesi italiane che si sono rese protagoniste attraverso la presenza dei rispettivi pastori: il vescovo di Forlì-Bertinoro, monsignor Livio Corazza, ha voluto presenziare insieme ad alcuni preti della sua diocesi, ospiti in Agordino per alcune giornate formative; e il vescovo della vicina diocesi di Treviso, monsignor Michele Tomasi, che ha presieduto l’Eucaristia animata dal nostro Coro diocesano.

E proprio all’inizio della sua omelia, pronunciata sul palco appositamente predisposto, davanti ai numerosissimi fedeli e una trentina di concelebranti, Tomasi ha voluto circostanziare il legame di tempo e spazio che caratterizza la festa di questo 2025. «Nel giubileo che papa Francesco ha voluto dedicare al tema della speranza, ascoltiamo ancora una volta il cuore, il senso profondo di questo tempo particolare, proprio nella memoria del beato. Qui» – ha proseguito il vescovo di Treviso – «tra queste montagne, tra queste case, soprattutto tra questa gente, è iniziata e trova la sua origine profonda la vicenda umana, spirituale ed ecclesiale. Qui nasce e si consolida nei legami familiari e parrocchiali la storia di una fede salda, incrollabile, qui si gettano le fondamenta di un realismo così intriso di Vangelo, da trovare anche nelle fatiche e nelle contraddizioni della vita motivi per affidarsi all’amore di Dio senza fughe dalle questioni anche impellenti del tempo, ma sempre illuminato da una speranza a volte davvero “contro ogni speranza”».

Un tema quanto mai pressante nella sua riflessione: in un contesto come il nostro così segnato dall’instabilità e dalle tante ingiustizie emerge nella sua attualità l’insegnamento di Luciani che, come ha proseguito, «scriveva nel 1976 parole che rimangono attuali, anche se purtroppo inascoltate, anche per noi oggi: “Siamo un’unica barca piena di popoli ormai ravvicinati nello spazio e nel costume, ma in un mare molto mosso. Se non vogliamo andare incontro a gravi dissesti, la regola è questa: tutti per uno e uno per tutti; insistere su quello che unisce, lasciar perdere quello che divide”».

Alcune perle di magistero breve, quasi fugace, ma allo stesso tempo profondo e attuale, nutrito da una povertà vissuta e tradotto in un linguaggio non erudito ma solido. Un insegnamento per l’oggi, una luce per la ricerca della pace. È ciò che anche il sindaco Massimo Murer, a nome delle tante autorità presenti, ha espresso nel suo indirizzo di saluto finale di questa giornata, in ricordo di un figlio della montagna, divenuto modello di fede e di speranza per il mondo intero.

erredienne (dal sito della diocesi di Belluno-Feltre https://www.chiesabellunofeltre.it)