Attualità
stampa

MONDO: L'Afghanistan tradito

Il ritiro degli Usa e la "reconquista" dei Taleban

MONDO: L'Afghanistan tradito

Non serviva molta immaginazione e nemmeno una particolare conoscenza della politica internazionale per prospettare tempi duri per l’Afghanistan dopo la decisione americana di lasciare il Paese. La decisione era stata raggiunta dall’amministrazione Trump sull’assunto (rivelatosi illusorio) che i colloqui di pace avviati a Doha con la partecipazione dei Taliban avrebbe portato a un nuovo governo del Paese e a una sua stabilizzazione. La pretesa era quella di avere “ammorbidito” e “normalizzato” i Taliban, che potevano essere quindi trattati come una componente stabile della società afghana che legittimamente ambiva a partecipare nel governo dello stato, una volta chiusa la ventennale fase del “protettorato” americano. In realtà, le cose stavano diversamente, come il presidente afghano filo-americano Ashraf Ghani aveva denunciato.

Appena la presenza armata americana ha cominciato irreversibilmente a dissolversi, i Taliban hanno abbandonato i colloqui di Doha e hanno in grande stile la reconquista. Da maggio a oggi, le loro milizie si sono impadronite di gran parte delle aree rurali e periferiche del Paese, lasciando al governo legittimo il controllo di Kabul e degli altri principali centri abitati: Kandahar, Herat, Lashkar Gah. Ma fino a quando? Le città sono praticamente assediate e bande di Taliban ne percorrono le strade seminando il terrore - aggredendo e uccidendo chiunque si faccia vedere in giro con un telefonino, per esempio. L’esercito afghano, foraggiato e addestrato per anni da americani e Nato, non sembra in grado di reagire e si limita a controllare la situazione negli ormai ristretti territori sottratti alla marea dei Taliban. La cattura delle città è al momento fermata dalle incursioni condotte dalle forze speciali governative, appoggiate da droni americani oppure da aerei provenienti dalle basi americane nella penisola arabica. Ma questo non basta. I Taliban combattono a terra, sulle montagne e strada per strada, usano in gran parte armi leggere, si muovono in gruppi in groppa alle moto, si confondono con la popolazione e non si curano dei soldati governativi, puntando piuttosto a terrorizzare i civili, soprattutto quelli che hanno creduto alle prospettive di un Afghanistan nuovo e moderno.

In questo quadro di grande tensione generalizzata, infatti, particolarmente drammatica è la situazione dei civili che hanno collaborato - per convinzione, per convenienza, o semplicemente perché non c’era altro da fare - con le forze militari straniere. Sono decine di migliaia ad aver svolto funzioni di interpreti, personale di servizio, fornitori e subfornitori per il mantenimento delle basi occidentali; ma anche beneficiari delle attività di cooperazione e delle iniziative di partecipazione avviate dai nostri governi. Ad alcuni di costoro - presumibilmente quelli più legati all’apparato militare, i più politicamente esposti - è stata offerta protezione in America. Ma molti di più resteranno in balia della giustizia sommaria degli islamisti. Molti di noi hanno forse contribuito a progetti che le nostre forze armate e varie associazioni umanitarie hanno promosso in questi anni per costruire scuole e ospedali, promuovere i diritti delle donne, sviluppare l’imprenditoria… Gli afghani coinvolti in queste lodevoli iniziative sono ora esposti al terrorismo e alla vendetta degli integralisti.

Non si può non inorridire per il cinismo che i nostri governi occidentali stanno dimostrando, piantando in asso quanti hanno creduto nella loro promessa di sviluppo e democrazia. Non è la prima volta che accade, come sappiamo. Ma certo, questa è forse la sconfitta morale (oltre che militare) più grave di tutte, per il valore politico e simbolico di cui è stata ammantata la missione in Afghanistan. A differenza dell’Iraq, della Libia, della Siria, sull’Afghanistan c’è stata infatti la quasi unanimità del mondo occidentale, che ha investito miliardi e miliardi non solo per vincere una guerra, ma anche per cambiare per il meglio il destino di un popolo. Poi ci sono stati i campi profughi, i milioni di migranti accolti a fatica dagli Stati europei e poi ricacciati indietro (con la scusa che l’Afghanistan era stato pacificato). E ora questo ennesimo tradimento - della causa, ma soprattutto delle speranze di milioni di persone. Non è anche così che si calpestano i diritti umani?

Paolo De Stefani

(foto: Ansa)

MONDO: L'Afghanistan tradito
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento