Oggi Domenica
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La festa della luce

Oggi Domenica: la riflessione sulla Parola di Dio domenicale.

La festa della luce

II DI QUARESIMA /A

Genesi 12,1-4; Salmo 33; Timoteo 1,8b-10; Matteo 17,1-9

Dopo il primo annuncio della passione e l’invito di Gesù a ciascuno dei discepoli a “rinnegare se stesso, prendere la sua croce e seguirlo” (Mt 16,24), l’atmosfera si era fatta pesante. Per i discepoli di allora e di oggi è sempre impegnativo capire che prendere la croce significa assumere la fatica di amare fino in fondo. La relazione tra amore e dolore non è mai facile e non può essere data per scontata o realizzata una volta per sempre, anche se la fede nel Signore ci assicura che l’amore finisce per prevalere.

Nella difficile convivenza con i discepoli ad un certo punto “sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte su un alto monte” (Mt 17,1). Gesù rompe il ghiaccio nel settimo giorno e manifesta la sua gloria con un’esperienza sublime, che anticipa la resurrezione ed è comprensibile solo alla luce della Pasqua. La Trasfigurazione si colloca in un momento strategico, tra il primo e il secondo annuncio della passione, per mostrare il progetto del Padre e il destino di Gesù. Diventa così, nella sua complessità, l’icona sintetica della vita e della missione di Gesù e, per questo, esprime il senso della vicenda umana di ciascuno di noi e della storia stessa. Il tutto sempre avvolto dalla luce, la prima e perenne manifestazione del Creatore, che si assolutizza e concretizza in Gesù Cristo, luce del mondo (Giovanni 8, 12).

Tutta l’eredità del popolo eletto è presente in Mosè, il mediatore della nuova alleanza, e in Elia, il primo dei profeti, che diventano i due testimoni a favore della messianicità di Gesù, con cui conversano. Incantato dalla visione, Pietro esclama: ” Signore, è bello per noi essere qui!” facendosi interprete delle ansie dell’umanità per perpetuare i rari momenti di estasi. Gesù non ci lascia soli perché si rende presente in modo speciale nell’eucaristia, che rinnova il dono pasquale della sua morte e risurrezione e genera l’amore fraterno.

Il bioritmo del cristiano è settimanale: scandito dai sei giorni feriali, dei quali portiamo all’altare la gioia e la fatica per disporci a offrire, nel giorno della luce, il sacrificio gradito al Padre. È una sosta che rinfranca la Chiesa nel suo cammino verso la patria, come preghiamo nella presentazione delle offerte. È un lampo di luce nella provvisoria condizione terrestre del credente, che rinnova l’alleanza in Cristo con la speranza anticipata della resurrezione, fino alla domenica senza tramonto quando risplenderà in tutti la luce eterna della Pasqua cosmica.

La bellezza di realizzare un’unione stabile con il Signore, nutrendoci del suo corpo, ci trasfigura per diventare testimoni della gioia evangelica in tutti i giorni della settimana in un mondo che sta perdendo la speranza.

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