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Novità risanatrice

La riflessione sulla Parola di Dio domenicale.

Novità risanatrice

Domenica 7 aprile - V di Quaresima - anno C - prima settimana del Salterio - colore liturgico viola Is 43, 16-21; Sal 125; Fil 3, 8-14; Gv 8, 1-11 Grandi cose ha fatto il Signore per noi

Gli scribi e farisei portano a Gesù una donna sorpresa in flagrante adulterio, non perché abbiano dubbi di coscienza se condannarla o meno, bensì per trovare motivi per condannare Gesù. Ma egli trasforma questa miserabile strumentalizzazione in rinascita a vita nuova per la donna e in novità di comportamenti per tutti. Dio sa sempre portare novità nella vita, come quella annunciata nella prima lettura: “Ecco io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”. In questo caso si tratta dell’intervento spettacolare di Dio che fa rientrare dall’esilio il suo popolo. Anche Paolo ai Filippesi dichiara che il Signore lo ha strappato dalla “spazzatura” in cui era immerso e lo ha lanciato in una via di vita nuova in cui sta G correndo con tutte le sue forze. Mi ha sempre incuriosito quel dito di Gesù rivolto verso terra mentre gli accusatori insistevano per avere una risposta: “Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra”. Mi piace immaginare che voglia significare il contrario del dito che quelli hanno rivolto verso la povera donna. Se unito alla risposta fulminante di Gesù – Chi è senza peccato scagli la prima pietra – il gesto equivale a dire: abbassate quel dito e rivolgetelo piuttosto verso di voi. L’effetto è stato immediato: ad uno ad uno quegli ipocriti se ne vanno. E una volta rimasto solo con la donna Gesù non alza contro di lei il dito, ma lo sguardo misericordioso: io non ti condanno, va’ e d’ora in poi non peccare più. Non scusa la donna, ma invece della condanna le offre il perdono: è questa la novità che trasforma il deserto della vita. Da questa significativa vicenda mi pare che si possano delineare i passi da fare sulla via nuova aperta da Gesù. Il primo passo: prendere coscienza che non si è così buoni e giusti come si vorrebbe apparire. Prima di puntare il dito contro gli altri bisogna esaminarci se non facciamo le stesse cose. Di solito nei propri confronti sappiamo trovare mille scuse: è più forte di me, sono fatto così… mentre con gli altri siamo spietati accusatori. La prima riforma incomincia da se stessi. Il secondo passo, per un credente è aprirsi a quel Dio che Gesù ci ha fatto conoscere, che non sottovaluta il peccato, ma lo perdona e apre sempre nuove possibilità di vita. Con il suo perdono Dio ci fa capire che non siamo condannati a marcire nel male. Ma dobbiamo accogliere le possibilità che ci offre: “Io faccio una cosa nuova”; “Va’ e non peccare più”. Il terzo passo consiste nel saper essere comprensivi e misericordiosi verso gli altri. Combattere il male è doveroso. Denunciare, alzando con coraggio il dito verso comportamenti ben precisi, è necessario, ma dopo aver fatto i primi due passi. Oggi si assiste ad uno scatenamento di accuse reciproche che avvelenano la vita, anche perché fatte con un linguaggio sempre più cattivo e triviale. Lo constatiamo nel confronto politico, ma anche nelle relazioni comuni tra le persone. I “social” – facebook, tweeter, ecc. – hanno dato la stura a tutta la cattiveria e la volgarità che c’è dentro le persone. La denuncia senza cambiare la propria vita è ipocrisia intollerabile. La denuncia senza conversione personale e senza comprensione e perdono non risana la vita. La novità risanatrice è quella annunciata oggi dalla parola di Dio. Don Gianpietro Moret

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