EDITORIALE: restare umani al tempo dell’Intelligenza artificiale
In margine ad un corso di formazione permanente
Alessio Magoga
08/02/2026

“Perché un corso di formazione interamente dedicato all’Intelligenza artificiale?”. È stata questa una domanda che ho sentito balenare qua e là nel primo corso di formazione permanente dei preti della nostra diocesi, tenutosi al Cavallino (Ve), dal 26 al 29 gennaio. Verrebbe da dire, infatti, che ci sono forse temi più urgenti, più ecclesiali e pastorali, da affrontare: la catechesi, i giovani, la riduzione del clero, la partecipazione alla messa domenicale... La risposta, in realtà, viene da Papa Leone stesso che proprio il 24 gennaio, in concomitanza con la festa di San Francesco di Sales, ha pubblicato il consueto messaggio per la giornata delle comunicazioni, dedicato quest’anno interamente all’intelligenza artificiale.

Custodire voci e volti umani

In “Custodire voci e volti umani” – questo il titolo del messaggio – il Pontefice esprime, innanzitutto, la consapevolezza dell’irrimediabile diffusione dell’Intelligenza artificiale: non si può più nemmeno pensare di tornare indietro. In secondo luogo, egli manifesta alcune non piccole preoccupazioni sull’utilizzo dell’Intelligenza artificiale, quando essa diventa un sostituto delle voci e dei volti della persona umana.

Per affrontare questa sfida, il Papa chiede agli operatori nell’ambito della comunicazione – ma in realtà a tutti i credenti, laici, presbiteri e religiosi compresi – di non fermare l’innovazione digitale, ma di guidarla, consapevoli del suo carattere ambivalente: “Sta a ognuno di noi alzare la voce in difesa delle persone umane, affinché questi strumenti possano veramente essere da noi integrati come alleati”.

Una rivoluzione da comprendere

“Come la rivoluzione industriale – afferma ancora Papa Leone verso la conclusione del messaggio – richiedeva l’alfabetizzazione di base per permettere alle persone di reagire alla novità, così anche la rivoluzione digitale richiede un’alfabetizzazione digitale (insieme a una formazione umanistica e culturale) per comprendere come gli algoritmi modellano la nostra percezione della realtà, come funzionano i pregiudizi dell’IA, quali sono i meccanismi che stabiliscono la comparsa di determinati contenuti nei nostri flussi di informazioni (feed), quali sono e come possono cambiare presupposti e modelli economici dell’economia della IA”. Il linguaggio, forse, è un po’ tecnico, ma qui il Papa ribadisce due concetti che gli stanno a cuore e che si intrecciano con la scelta del suo nome, in una continuità ideale con Leone XIII: quella che stiamo vivendo oggi è una vera e propria “rivoluzione digitale”, paragonabile alla “rivoluzione industriale” del XIX secolo; ne dobbiamo essere consapevoli, per poterla vivere governandola, per non esserne travolti.

Una sfida che riguarda tutti

Per tutti questi motivi, allora, l’Intelligenza artificiale non è affatto un tema per una ristretta cerchia di cultori, né per una nicchia di appassionati smanettoni di computer. Si tratta invece di una questione seria ed assolutamente urgente che tutti – compresi anche i sacerdoti di una diocesi, conformemente alle proprie conoscenze e possibilità – sono chiamati a conoscere.

Come restare umani

L'intervento di uno dei relatori del corso di formazione – Angelo Montanari, docente di informatica e rettore dell’Università di Udine – si concludeva con una domanda: “Come continuare ad essere umani al tempo dell’Intelligenza Artificiale?”. In sintonia con le parole del Papa, che indica i tre pilastri della responsabilità, cooperazione e educazione, Montanari ha proposto questi concreti suggerimenti. Innanzi tutto, non idolatrare la tecnologia, compresa l’Intelligenza artificiale, che resta uno strumento, per quanto straordinario, creato dall'uomo. In secondo luogo, coltivare il senso critico, non cercando solo conferme alle proprie idee (il fenomeno delle “bolle informative”), ma sforzandosi di dubitare e di approfondire le risposte che l’Intelligenza artificiale ci propone. Terzo: evitare la ripetitività, perché più siamo prevedibili e abitudinari, più saremo prevedibili e quindi facilmente “profilabili” (e anche sostituibili) dagli algoritmi e dall’Intelligenza artificiale. Infine, coltivare le relazioni umane reali, non permettendo che il contatto umano sia sostituito dall’approccio apparentemente empatico delle macchine. Ecco: un piccolo prontuario per affrontare la sfida dell’Intelligenza artificiale, “custodendo voci e volti”, in una parola, custodendo la nostra umanità.

Alessio Magoga


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