
L’idea è nata l’anno scorso, per il Giubileo della speranza. Poi qualcuno ha suggerito di ripetere l’esperienza, perché vissuta da molti con partecipazione e intensità. Così lo scorso 20 marzo gli operatori della Caritas diocesana si sono ritrovati a Vittorio Veneto, presso il Colle San Paolo, per celebrare insieme la Via Crucis. Tra i presenti, anche il vescovo Riccardo. A introdurre la preghiera un passaggio del Messaggio di papa Leone XIV per la Quaresima: “L’itinerario quaresimale diventa un’occasione propizia […] per rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con lui la via che sale a Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione”.
Con gli operatori Caritas abbiamo quindi percorso la “via in salita”, non a Gerusalemme, ma sui colli vittoriesi, mentre di stazione in stazione ciascuno leggeva il commento al Vangelo che aveva preparato. È risuonato così nella preghiera il senso e lo stile del nostro servizio quotidiano: le sensibilità di ciascuno, le motivazioni, la narrazione di qualche episodio significativo, le speranze e i fallimenti. “Gesù mi mostra che, in alcune situazioni, il silenzio può essere più forte delle parole e può diventare uno spazio di verità” – scriveva qualcuno nel commento alla prima stazione, in cui Gesù sta in silenzio di fronte a chi lo condanna.
“Siamo anche noi corresponsabili dei patimenti di Cristo con la nostra indifferenza: concedici, Signore, la grazia di metterci in discussione” – pregavamo in un’altra stazione. “Aldo ha perso tutto: l’amore, la casa, il lavoro; ma non la sua fede. Ci ha insegnato a non arrenderci nelle difficoltà, ma a fidarci di un Amore più grande” – abbiamo ascoltato in un’altra stazione ancora. Pezzi di vita, di servizio, di fatica, storie custodite nel cuore e nella memoria, desiderio di riscatto per sé stessi e per gli altri: tutto è diventato preghiera. E più si saliva in cima al Colle, più il fiato diventava corto, più in ogni sosta siamo scesi nella profondità di noi stessi e del nostro essere Chiesa.
Ad accompagnare la Via Crucis, nel sussidio predisposto per l’occasione, c’era per ogni stazione un quadro di Sieger Köder, sacerdote e pittore tedesco, morto nel 2015. Bella, fra tutte, la sua intuizione di rappresentare la scena della crocifissione dal punto di vista del Crocifisso. Nessuna croce. Solo il tentativo di immedesimarsi in Gesù, immaginando cosa egli abbia visto: la gente che lo derideva e insultava, il soldato che piantava i chiodi, chi semplicemente era curioso di vedere cosa accadesse; in centro alla scena, il sole oscurato. In fin dei conti, il senso di ogni Via Crucis è proprio questo: provare a immedesimarsi in Gesù, a contemplare lui fino ad assumerne il punto di vista, affinché maturino in noi, per quanto umanamente possibile, la sua stessa obbedienza dettata dall’amore, il suo stesso farsi dono. Ed è da qui che parte ogni nostro tentativo di vivere la carità: dal nostro desiderio di “avere in noi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (cfr. Fil 2,5), per “amarci gli uni gli altri come lui ci ha amato” (cfr. Gv 15,12).
Inizia la Settimana Santa. Avremo modo nelle nostre comunità di viverla intensamente, facendo memoria viva della Pasqua di Cristo. Che sia davvero una nuova occasione per imparare ad avere lo sguardo di Dio, attraverso gli occhi di Gesù. Perché quello sguardo ci alleni a riconoscere il volto del Figlio nel volto e nella vita di tanti fratelli e sorelle che invocano amore, giustizia, pace, perdono, speranza.
don Andrea Forest - direttore Caritas Vittorio Veneto








