
Che “il mondo sia devastato da una manciata di tiranni” ormai è un dato sotto gli occhi di tutti con un’evidenza drammatica. Lo ha denunciato con forza papa Leone solo qualche giorno in Camerun, una delle tappe del suo coraggioso viaggio in Africa.
Lo ribadiva, in modo più articolato, anche il sociologo Mauro Magatti, in un editoriale di Avvenire pubblicato lo scorso anno: “Oggi il potere globale è saldamente nelle mani di ultrasettantenni (maschi) cresciuti all’epoca della Guerra Fredda e del mondo diviso in blocchi: Donald Trump classe 1947, Narendra Modi 1950, Vladimir Putin, 1952, Xi Jinping 1953. E potremmo aggiungere il brasiliano Lula del 1945 e il turco Erdogan, il più “giovane” del gruppo, del 1954”. A questi personaggi, andrebbero aggiunti l’israeliano Benjamin Netanyahu, classe 1949, e l’ex Guida suprema Ali Khamenei, classe 1939, ucciso in un raid alla fine di febbraio. Tutti uomini, tutti anziani…
L’analisi andrebbe completata, perché i cosiddetti “potenti” non sarebbero nulla se non fossero sostenuti da quanti hanno in mano le sorti dell’economia, della finanza e della tecnologia. Figure, queste ultime, che si muovono nell’ombra e che non appaiono, se non raramente, eppure stanno all’origine dei cataclismi politici e militari del mondo.
A tutti costoro – in questo momento storico così difficile nel quale pagano soprattutto i più fragili – verrebbero da rivolgere le durissime parole che i profeti dell’Antico testamento riservavano ai potenti e ai ricchi del loro tempo. Oppure quelle che Gesù scagliava agli scribi e farisei ipocriti: “Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo…”. O quelle che il Figlio dell’uomo nel giudizio finale riserva a chi non ha avuto cuore per i piccoli e gli emarginati: "Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli…”.
Torna alla memoria anche il duro ammonimento di Primo Levi, che conclude la poesia “Se questo è un uomo”, rivolgendosi così a chi dimentica i drammi della Seconda guerra mondiale, soprattutto l’olocausto: “Vi si sfaccia la casa, / La malattia vi impedisca, / I vostri nati torcano il viso da voi”. Potessero queste parole perforare la carta, attraversare gli spazi, raggiungere i cuori… e provocare un vero cambiamento, una trasformazione.
Papa Leone, sempre nel suo discorso in Camerun, non si è fermato alla lamentazione e alla denuncia di questa maledetta manciata di tiranni che guasta il pianeta. Ha detto un’altra cosa importante: “Eppure il mondo è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali”. Su questa attitudine alla solidarietà che, nonostante tutto, caratterizza l'essere umano e soprattutto le persone comuni – quelle come me e te che leggi per intenderci – è riposta la speranza per il futuro nostro e delle generazioni che verranno. Questa solidarietà – che poi è quella delle associazioni di volontariato, delle comunità ecclesiali, di chi interviene subito quando c’è una necessità… – è quella che salverà il mondo e lo rende, già oggi, un luogo ospitale e umano. AM








