FISM Veneto: Inclusione scolastica, "condividiamo il principio della Cassazione, ma senza risorse adeguate scuole e famiglie restano sole"
Una sentenza della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei genitori di un bambino autistico
Redazione Online
07/27/2026
Stefano Cecchin, presidente FISM del Veneto
Con una propria sentenza la Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso dei genitori di un bambino autistico di una scuola dell'infanzia paritaria trevigiana, che frequentava la scuola con orario ridotto, in seguito alla carenza di ore di sostegno e di assistenza. Un tema delicato e importante per le nostre scuole paritarie. Sulla sentenza ecco il comunicato del presidente della FISM Veneto Stefano Cecchin.
 
La FISM Veneto prende atto della sentenza, che accoglie il ricorso presentato nel 2020, ribaltando la decisione della Corte d'appello di Venezia che aveva dato ragione alla scuola. I giudici di legittimità, invece, con la sentenza n. 23363/2026 hanno stabilito che ridurre l'orario di un alunno con disturbo dello spettro autistico per carenza di ore di sostegno e assistenza è discriminazione.
«Condividiamo il principio della Suprema Corte — dichiara Stefano Cecchin, presidente FISM Veneto —. L'inclusione va garantita, e le nostre scuole la pongono sempre di più al centro della missione educativa. Ma non si può chiedere alle paritarie di garantirla senza le risorse necessarie o costringendole ad alzare le rette alle famiglie: si tratta di un cortocircuito da sanare con urgenza
La vicenda secondo la Federazione è infatti sintomo di un problema strutturale che coinvolge l’intero sistema dell’inclusione scolastica. Oggi le ore di sostegno riconosciute dal Ministero non superano le 25 settimanali e i contributi pubblici coprono poco più della metà del costo di un insegnante di sostegno: a fronte di una spesa annua di circa 30 mila euro, Stato e Regione garantiscono complessivamente circa 16.300 euro, mentre il contributo dei Comuni è nella maggior parte dei casi assente. Anche l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione - che è di competenza dei Comuni spesso tramite appalti delle Aussl, che faticano a trovare tutti gli operatori - risulta insufficiente: nelle scuole dell’infanzia federate viene assicurata mediamente per appena un’ora e mezza al giorno. Per non parlare del relativo Livello Essenziale delle Prestazioni fissato nell’ultima legge di Bilancio 2026, che stabilisce uno standard minimo di 50 ore annue, appena un’ora e 15 minuti la settimana!
A ciò si aggiunge l’esclusione degli alunni delle scuole paritarie dal riparto del Fondo nazionale destinato ai Comuni per finanziare almeno parzialmente questo servizio, con la conseguenza del mancato riconoscimento in Veneto di oltre 1.600 studenti con disabilità, di cui più di mille frequentanti la scuola dell’infanzia.
Nel caso esaminato dalla Corte di Cassazione il Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione previsto dalla normativa e composto da scuola, genitori e specialisti dell’Asl aveva stabilito 20 ore di sostegno la settimana e l’Asl aveva riconosciuto 9 ore di assistenza all’autonomia la settimana: ne consegue, che, anche sommando le due figure, restava impossibile coprire con personale specializzato l’intera giornata scolastica, ovvero le 40 ore settimanali.
 «Nel ribadire pertanto l'impegno della FISM per un'inclusione autentica e la disponibilità al confronto con le istituzioni, chiediamo tuttavia loro un impegno concreto e non rinviabile — conclude Cecchin —ovvero contributi adeguati al costo reale del sostegno, più ore di assistenza all’autonomia e la fine di una disparità che penalizza i bambini delle paritarie, che devono avere gli stessi diritti dei coetanei delle scuole statali».