GIOVANI E VOLONTARIATO: un'estate che lascia il segno
È tanta la forza di donarsi
Redazione Online
07/31/2026
Foto Gennari/Siciliani SIR
L’estate non è soltanto una parentesi di riposo, l’attesa sospesa tra la fine della scuola e la ripresa dei ritmi ordinari. Per migliaia di ragazzi e giovani, anche se non fa notizia sulle pagine dei quotidiani, le settimane estive si trasformano ogni anno in un cantiere straordinario di vita, scoperta e maturazione.
Una scuola di relazioni
In una società spesso accusata di ripiegamento individuale e iper-connessione virtuale, il volontariato emerge come una potente scuola di relazioni: si impara a guardare l’altro negli occhi, ad accorciare le distanze. Il viaggio nella gratuità ha forme diverse, adattabili alla sensibilità di ciascuno.
La cura dei beni comuni, a due passi da casa
C’è chi muove i primi passi vicino a casa, dentro progetti comunali ormai consolidati come «Ci sto? Affare fatica!». Giunta quest’anno alla settima edizione, l’iniziativa ha coinvolto anche in diversi comuni della nostra diocesi - da Vittorio Veneto a San Vendemiano, da Miane a Oderzo - oltre mille ragazzi tra i 14 e i 19 anni. Rimboccarsi le maniche per ridipingere una panchina, curare un parco o abbellire il giardino di un centro diurno diventa un gesto di cittadinanza attiva che restituisce orgoglio e senso di appartenenza al territorio, affiancando ai ragazzi tutor e volontari più esperti e costruendo un prezioso legame tra generazioni.
La fatica che cura l’anima
Per chi sente il richiamo di sfide più intense e comunitarie, i campi di lavoro e di missione - promossi da realtà storiche come Operazione Mato Grosso offrono un’esperienza di impatto profondo. La fatica fisica, condivisa sotto il sole per sostenere progetti nei Paesi in via di sviluppo, si trasforma in gioia autentica: lì si scopre che il lavoro con le mani cura l’anima, e che la solidarietà globale non è uno slogan ma una scelta concreta.
Il mondo come casa comune
Alcuni partono poi per esperienze internazionali, di qualche settimana o per l’intera estate: chi si appoggia a qualche missionario conoscente, chi ad una delle molte ong presenti nel nostro territorio. Anche la nostra diocesi accompagna questo cammino, con «Andiamo Oltre»: il percorso promosso insieme da Caritas diocesana, Pastorale Giovanile e Centro Missionario Diocesano, che quest’anno ha preparato i giovani dai 16 ai 30 anni a partire per Bosnia, Turchia, Zambia e Thailandia. Immergersi in contesti di periferia del mondo o di marginalità sociale permette ai giovani di abbattere pregiudizi e di sviluppare un’empatia matura, riscoprendosi cittadini di un unico mondo, fragile e prezioso.
Quando inclusione fa rima come amicizia
Non meno contagiose sono le vacanze solidali e le cosiddette «settimane integrate», dove giovani e adulti condividono il tempo libero con persone con disabilità. In questi contesti cade ogni maschera prestazionale: la lentezza diventa un ritmo prezioso, l’assistenza si trasforma in amicizia e reciprocità, regalando momenti di festa vera e incondizionata.
Sono tanti i giovani che sperimentano come mettersi in gioco nel volontariato non significhi sacrificare l’estate, ma moltiplicarne il valore. Forse anche di loro bisognerebbe parlare più spesso e, come adulti, ogni tanto non mancare di ringraziare.
Enrico Vendrame