
“Vivere un cristianesimo dagli occhi aperti”. È l’invito che ha rivolto Papa Leone XIV durante l’Angelus di ieri - domenca 15 marzo - in piazza San Pietro, di fronte a 20mila fedeli e pellegrini.
“La fede non è un atto cieco, un abdicare alla ragione, una sistemazione in qualche certezza religiosa che ci fa distogliere lo sguardo dal mondo”, ha spiegato Leone XIV: “Al contrario, la fede ci aiuta a guardare dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è una partecipazione al suo modo di vedere e, perciò, ci chiede di aprire gli occhi, come faceva lui, soprattutto sulle sofferenze degli altri e sulle ferite del mondo”.
“Oggi, in particolare, a fronte delle tante domande del cuore umano e delle drammatiche situazioni di ingiustizia, di violenza e di sofferenza che segnano il nostro tempo, c’è bisogno di una fede sveglia, attenta e profetica, che apra gli occhi sulle oscurità del mondo e vi porti la luce del Vangelo attraverso un impegno di pace, di giustizia e di solidarietà”, è stato l’appello finale.
Al termine dell'Angelus, il Papa ha poi dedicato alcune parole sulla drammatica situazione internazionale: “Da due settimane i popoli del Medio Oriente soffrono l’atroce violenza della guerra".
"Migliaia di persone innocenti sono state uccise e moltissime altre costrette ad abbandonare le proprie case”, il grido d’allarme di Leone XIV, che ha rinnovato la sua “vicinanza orante a tutti coloro che hanno perso i propri cari negli attacchi che hanno colpito scuole, ospedali e centri abitati”.
“È motivo di grande preoccupazione la situazione in Libano”, ha denunciato il Pontefice, auspicando “cammini di dialogo che possano sostenere le autorità del Paese nell’implementare soluzioni durature alla grave crisi in corso, per il bene comune di tutti i libanesi”. “A nome dei cristiani del Medio Oriente e di tutte le donne e gli uomini di buona volontà, mi rivolgo ai responsabili di questo conflitto: cessate il fuoco!”, l’appello del Papa: “Si riaprano percorsi di dialogo! La violenza non potrà mai portare alla giustizia, alla stabilità e alla pace che i popoli attendono”.




