RADIO PALAZZO CARLI: intervista alla nuova presidente Daniela Dose
La fiaba, la cultura, la radio: comunicare e abitare il nostro tempo
Alessio Magoga
11/01/2026

Tempo di cambiamenti a Radio Palazzo Carli. Dopo le dimissioni, lo scorso ottobre, del Presidente Angelo Montanari, che ha assunto nel frattempo la carica di Rettore dell’Università di Udine, il direttivo della Radio si è riunito nel mese di novembre e, all’unanimità, ha designato Daniela Dose come nuova presidente dell’Associazione Radio Palazzo Carli Odv.

«Per diversi anni, ho insegnato lettere e storia alla scuola superiore - esordisce Daniela Dose -. Mi sono laureata in filosofia e lettere a Trieste con una tesi sul Gesù storico in Martinetti, un filosofo idealista che fu tra i pochi a non firmare il giuramento al fascismo, scegliendo l’esilio e restando fedele alle proprie convinzioni. Il tema del rapporto tra Gesù storico e Cristo mi ha sempre appassionata e ho continuato ad approfondirlo nel tempo. Ho poi conseguito il diploma di laurea in Scienze religiose, iniziando gli studi a Udine e concludendoli poi a Portogruaro, con una tesi sulla fiaba nell’educazione religiosa. Questo percorso mi ha permesso di conoscere dei teologi significativi del nostro territorio, come don Rinaldo Fabris, don Maurizio Girolami, don Renato De Zan, don Luciano Padovese».

Il suo impegno si è ben presto rivolto anche ai mezzi di comunicazione…

«Sì, sono giornalista pubblicista dal 1999. Ho collaborato in particolare con “Il Gazzettino” di Pordenone e con altre testate. Ho avuto anche una rubrica televisiva e sono stata spesso ospite di emittenti locali come Telepordenone; attualmente curo una rubrica settimanale su “Il13” e sono intervistata da emittenti televisive, comprese alcune a livello nazionale».

Numerose le sue pubblicazioni sul tema delle fiabe. Come mai?

«Il mio impegno per la fiaba, sia nella scrittura sia nella lettura ai bambini insieme ai loro genitori, nasce nel 1999, quando prende avvio il progetto “Matilda racconta una storia”: insieme a un gruppo di lettrici volontarie abbiamo iniziato a leggere fiabe ai bambini, in presenza dei genitori, dei nonni o comunque di figure parentali. L’obiettivo era – ed è perché il progetto continua – creare una situazione di benessere nella relazione. La fiaba è uno strumento potentissimo grazie alla sua dimensione simbolica: il linguaggio e le storie permettono al bambino di identificarsi con diversi personaggi, di riconoscere emozioni e di viverle in un contesto protetto. Si crea così un tempo – un’ora, un’ora e mezza – di relazione serena tra genitori e figli. Siamo convinte che questa sia una base fondamentale per una crescita sana e felice. La cura verso i bambini non è solo materiale, ma anche culturale e formativa. La fiaba, inoltre, porta con sé valori universali dell’umanità: è uno straordinario mezzo culturale ed educativo. Credo molto anche nella fiaba come strumento di educazione religiosa: suscita domande sulla vita, sul suo senso e sul suo fine. Oggi esistono edizioni di grande qualità, anche sulla vita dei santi, che potrebbero diventare strumenti preziosi nell’ambito catechetico».

Anche il suo interesse per la radio è rilevante…

«Sì, faccio parte del direttivo di Radio Palazzo Carli dal 2020 e conduco rubriche dedicate all’educazione, alla fiaba e all’intervista agli autori. Da quasi trent’anni collaboro anche con Radio Voce nel Deserto di Pordenone. A Radio Palazzo Carli curo una rubrica settimanale dedicata ai santi e alle sante della Chiesa. Il mio impegno in radio è in continuità con il mio percorso personale ed è in linea con il mio impegno giornalistico, con l’attività di conferenziera e con l’organizzazione di incontri culturali. Si tratta di quella che la “Gaudium et Spes” definisce “preevangelizzazione”: un dialogo sul piano educativo e culturale che prepara il terreno al Vangelo, aiutando a comprendere il mondo e la realtà sociale in cui viviamo, per poi avvicinarsi all’annuncio evangelico più esplicito. Il mio è un impegno che si muove in un solco insieme culturale, pastorale e di annuncio».

Cos’è oggi per lei la radio?

«La radio, ieri come oggi, entra nelle case e accompagna la quotidianità delle persone. È una presenza discreta ma costante. I dati confermano che non è stata sostituita dai social: resta un mezzo privilegiato di comunicazione. Anche dal punto di vista pastorale, è uno strumento che va valorizzato e sviluppato. Ho condotto per anni trasmissioni in diretta con interventi degli ascoltatori: le persone chiamavano, ponevano domande, si apriva un dialogo vero… È stata un’esperienza molto bella, perché il confronto diretto arricchisce, anche se non è sempre facile. Dall’altra parte del filo, possono emergere situazioni complesse, ma personalmente ho sempre vissuto esperienze positive e autentiche di ascolto reciproco».

Quali sono, secondo lei, gli interventi più urgenti per Radio Palazzo Carli?

«Da alcuni anni il direttivo della radio ha indicato una linea più marcatamente pastorale ed ecclesiale. Non si tratta solo della trasmissione delle celebrazioni liturgiche, che restano comunque importantissime, ma anche dello sviluppo di rubriche capaci di raccontare il territorio. In sostanza, Radio Palazzo Carli è chiamata a dare voce maggiormente alle realtà presenti nella diocesi di Vittorio Veneto e, in modo particolare, a quelle della comunità di Sacile. Si tratta di raccontare le scelte pastorali, i servizi offerti, le esperienze vive delle comunità, fotografando il territorio e rendendolo protagonista. Un’altra urgenza è avvicinare una nuova utenza, soprattutto più giovane, anche attraverso rubriche curate da giovani che vivono in prima persona la contemporaneità. Anche questo è uno dei cambiamenti che auspico vivamente per il futuro della radio».

Alessio Magoga


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