SANITÀ: Case di Comunità, la situazione nel trevigiano
Finiti i lavori strutturali, ora bisogna farle funzionare
Redazione Online
07/13/2026

Le Case della Comunità entrano nella fase decisiva del loro percorso. Rispettata la scadenza del 30 giugno prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per il completamento delle opere, l'Ulss 2 guarda ora all'attivazione progressiva del nuovo modello di assistenza territoriale, che prenderà concretamente forma dalla fine dell'estate. Un passaggio sul quale è importante fare chiarezza: il termine fissato dal PNRR riguardava infatti il completamento delle strutture e non la loro piena operatività, che richiede una complessa fase organizzativa costruita insieme ai professionisti, ai medici di medicina generale e ai territori.
LA SITUAZIONE ATTUALE
L'Ulss 2 ha realizzato 16 Case della Comunità, distribuite in modo capillare sul territorio con una sede ogni circa 50 mila abitanti, per un investimento complessivo di 44 milioni. Ad oggi 15 strutture hanno completato la fase edilizia entro la scadenza del 30 giugno; la Casa della Comunità di Casier sarà ultimata entro fine anno.
Le sedi previste sono ad Asolo, Casier (Dosson), Castelfranco Veneto, Codognè, Conegliano, Soligo, Mogliano Veneto, Montebelluna, Motta di Livenza, Oderzo, Paese, Pieve del Grappa (Crespano), Treviso (Sant'Ambrogio di Fiera), Treviso (Palazzo Moretti), Valdobbiadene, Villorba e Vittorio Veneto.
I PROSSIMI PASSI
Conclusi i lavori, ha preso avvio la fase organizzativa che porterà all'attivazione progressiva delle Case della Comunità. In queste settimane l'Azienda sanitaria è impegnata nella definizione dei modelli di funzionamento delle strutture, attraverso un lavoro condiviso con medici di medicina generale, professionisti sanitari, enti locali e servizi sociali.
Parallelamente è in corso una ricognizione delle esperienze già funzionanti ed efficaci di presa in carico della cronicità, per sviluppare un'organizzazione calibrata sulle reali esigenze dei diversi territori, sicura e sostenibile, evitando modelli standardizzati e valorizzando le specificità locali.
I SERVIZI PER I CITTADINI
Le Case della Comunità rappresentano il fulcro della riforma dell'assistenza territoriale prevista dal DM 77. Diventeranno un punto strategico di accesso ai servizi sanitari e socio-sanitari, garantendo una presa in carico integrata grazie al lavoro di équipe multiprofessionali composte da medici di medicina generale, infermieri di famiglia e comunità, specialisti e altri professionisti.
● Punto Unico di Accesso (PUA);
● medicina generale e cure primarie;
● specialistica ambulatoriale;
● diagnostica di primo livello e punto prelievi;
● assistenza infermieristica e Infermiere di Famiglia e Comunità;
● continuità assistenziale;
● assistenza domiciliare;
● telemedicina;
● integrazione con i servizi sociali e con il Dipartimento di Prevenzione.
La presenza infermieristica sarà garantita per dodici ore al giorno, sette giorni su sette, mentre la copertura medica sarà assicurata nell'arco delle 24 ore attraverso l'integrazione tra medici di medicina generale, Continuità Assistenziale e professionisti aziendali.
LE INNOVAZIONI
Il primo grande cambiamento riguarderà la gestione dei bisogni di salute a bassa complessità. Grazie alla presenza di personale sanitario e di strumenti diagnostici di primo livello, molti utenti che oggi si rivolgono impropriamente ai Pronto Soccorso potranno trovare una risposta direttamente nelle Case della Comunità. Per questo sarà avviata anche una campagna di comunicazione, sia a livello regionale che locale, per informare i cittadini sui servizi disponibili e sulle modalità di accesso.
PD REGIONALE: TANTE CRITICITÀ
Sul punto intervengono le consigliere regionali del Partito Democratico, Chiara Luisetto, Anna Maria Bigon e Monica Sambo che, riferendosi alla situazione generale veneta, affermano: "Il modello ministeriale è chiaro: le Case di Comunità devono rappresentare il punto di riferimento della sanità territoriale, integrando medici di medicina generale, infermieri, Punto Unico di Accesso, specialisti e servizi sociosanitari. Non sappiamo quanti e quali medici di medicina generale aderiranno per prestare servizio nelle singole strutture, né quali specialisti saranno effettivamente presenti. Non è possibile sapere, per ognuna delle Case di Comunità, quali servizi e quali visite specialistiche saranno realmente disponibili per i cittadini. L’aspetto più preoccupante - proseguono le esponenti dem - è che non sembra esistere nemmeno un numero minimo di servizi specialistici omogeneo da attivare in tutti i presidi, ma ciascuna Casa della Comunità potrà attivare propri servizi progressivamente. Diventa allora legittimo chiedersi in base a quali criteri oggi queste strutture vengano definite "attive". Anche sul tema delle aperture sono emerse criticità. Finora era stato annunciato un servizio h24 nelle Case di Comunità, mentre è emerso che l’apertura notturna sarà garantita solo dove è presente anche la continuità assistenziale (ex guardia medica). In molti casi, quindi, le strutture funzioneranno solo dalle 8 alle 20. Inoltre, le prime attivazioni stanno evidenziando problemi organizzativi. Il 116117, il numero unico che dovrebbe indirizzare i cittadini ai servizi territoriali, alle Case di Comunità e alla continuità assistenziale, in alcuni territori e nei fine settimana raggiunge attese lunghissime, con il rischio concreto di lasciare le persone senza un punto di riferimento proprio quando hanno bisogno di assistenza".





