
"La Regione presenta alcuni dati di massima che restituiscono un’immagine delle Case della Comunità ancora lontana da ciò che realmente accade sui territori e dagli obiettivi da realizzare a giugno. Dal report fornito in Commissione sanità, in Veneto risultano attive 64 Case di Comunità su 101, tre delle quali hanno tutti i servizi operativi secondo gli standard di legge. In numerose strutture si arriva a percentuali di attivazione dei servizi fino al 100%, come nelle Ulss 7 e 8. La realtà che incontriamo quotidianamente, però, è purtroppo diversa e molto più problematica". Così le consigliere regionali del Partito Democratico Chiara Luisetto, Anna Maria Bigon e Monica Sambo, che spiegano: "In molte strutture, infatti, non si è assistito a un reale potenziamento dei servizi territoriali: si tratta spesso di semplici accorpamenti di risposte già esistenti, senza alcuna nuova attivazione. Si tratta di operazioni di natura logistica che non corrispondono alla missione delle Case della Comunità e che non migliorano l’accesso alle cure per i cittadini. Restano infatti assenti, o fortemente carenti, a oggi, elementi fondamentali previsti dal modello nazionale la cui piena attivazione entro giugno ci preoccupa molto: dal Punto Unico di Accesso (PUA) ai servizi ambulatoriali per le visite specialistiche, fino a una reale integrazione con i servizi sociali e alla presenza medica e infermieristica organizzata su turni h12 o h24". A giugno dovrebbero essere attivati tutti i servizi previsti "ma siamo ancora molto lontani dagli obiettivi del Pnrr e non è chiara la strategia della Giunta regionale per colmare questo ritardo. La carenza di personale sanitario continua a essere un nodo irrisolto e, dopo anni di progressivo svuotamento dei distretti, il rischio concreto è che le Case della Comunità non riescano a fare da filtro per alleviare la pressione sui pronto soccorso e sugli ospedali".
Elena Ostanel, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, sostiene che "i numeri stridono con la narrazione autocelebrativa della Lega e con le inaugurazioni in pompa magna delle Case di comunità". E aggiunge, con il collega Cunegato: "Serve un cambio nella narrazione che la Regione dà ai cittadini: smettiamola con le inaugurazioni, se non è vero che tutti i sevizi previsti sono attivi. Siamo seri e diciamo che i lavori strutturali sono finiti ma che per avere un servizio occorre aspettare. Resta il nodo del personale: senza professionisti, le Case di comunità rischiano di rimanere scatole vuote. Abbiamo chiesto che nella prossima Commissione vengano forniti i dati per ogni Casa di comunità, ripartiti per provincia".







