PIEVE DI SOLIGO: gli studenti del Collegio Balbi a Col Cumano
Un'esperienza molto apprezzata
Redazione Online
10/21/2026

Anche quest’anno il Collegio Vescovile Balbi Valier ha inaugurato l’anno scolastico con il tradizionale camposcuola a Col Cumano, nel comune di Santa Giustina (Bl). L’iniziativa si ripete da quasi vent’anni, coinvolgendo tutte le classi della scuola smedia che, a rotazione, vivono tre giornate formative fuori casa accompagnati dai professori, per un’esperienza immersiva dall’alto valore didattico e relazionale.
L’idea del camposcuola - spiega la preside Fanny Mion - «è nata all’interno del progetto adolescenza, da me seguito come psicopedagogista, per la volontà dell’allora preside Luciana Pillonetto e direttore don Luigino Zago di dare ai ragazzi la possibilità di avere un accompagnamento pedagogico sulla propria intelligenza emotiva con un incipit significativo, proprio a inizio scuola. Abbiamo pensato che la formula del camposcuola mettesse insieme diverse occasioni: un tempo lento, non contingentato dall’ora scolastica o dall’ansia della programmazione; un tempo diverso, non prettamente scolastico ma diffuso in tutta la giornata; un tempo e un luogo dove stare con i propri compagni di classe e con i docenti in una dimensione diversa. In questo modo i ragazzi hanno la possibilità di conoscersi meglio, di divertirsi insieme e i docenti possono osservarli da altri punti di vista, nell’ottica di un accompagnamento integrale della loro crescita, con l’apporto anche di diversi assistenti spirituali».
Ogni anno cambia il tema di fondo, che si lega a quello scelto per il percorso scolastico. «I docenti - osserva Mion - possono osservare e scoprire aspetti diversi della personalità dei ragazzi, per meglio accompagnarli, e gli studenti si sentono davvero accompagnati. All’esame di terza media, alla fine dell’orale, quando chiedo “di questi tre anni cosa porti via con te?”, molti, anzi moltissimi dei nostri ragazzi citano Col Cumano, per un’esperienza vissuta, un’immagine, una sensazione o un’emozione che è rimasta dentro».
Negli anni è aumentata paura del distacco da parte dei genitori. «Vent’anni fa - evidenzia Mion - i ragazzi erano già abituati a dormire fuori casa a undici anni, mentre vediamo che negli ultimi anni sempre di più è la prima volta che dormono con qualcuno che non sia mamma o papà o un parente stretto. Col Cumano è quindi anche una piccola prova di coraggio, di autonomia e di maturità. Vedo che i genitori quasi ci ringraziano perché li aiutiamo in questo distacco e lo fanno con una grande fiducia, di cui noi siamo grati». SB







