EDITORIALE: “Ghe voarìe ‘na guèra!”
Una riflessione su questi tempi di guerra
don Alessio Magoga
08/03/2026

Lo dicevano spesso i nostri vecchi. Quelli che avevano vissuto in prima persona la Seconda guerra mondiale, e magari anche qualche frammento della Grande guerra. Vi ricordate? “Ghe voarìe ‘na guèra!”. Per chi non comprende il dialetto, la traduzione è semplice: “Ci vorrebbe una guerra!”.

L’espressione, senza dubbio molto dura, si prestava e si presta anche oggi a diverse interpretazioni. Per quanto mi riguarda, io l’ho sempre intesa in un modo semplice e diretto: un duro rimprovero, quasi un atto di accusa, nei confronti delle generazioni più giovani o di chi fa i capricci per questioni di poco conto, perdendosi in ragionamenti sterili.

“Ci vorrebbe una guerra!” significa: “Dovreste aver vissuto quello che abbiamo vissuto noi e quello che abbiamo patito noi! Allora sì, sapreste che cos’è veramente importante e sapreste distinguere ciò che è essenziale da ciò che non lo è. Noi che la guerra l’abbiamo attraversata abbiamo sperimentato la miseria e la povertà, il pericolo e il rischio della vita, abbiamo patito la fame... La guerra ci ha insegnato il valore della pace e voi lo state dimenticando. Vi prendete il lusso di dimenticarlo come dei bambini capricciosi!”.

“Ghe voarìe ‘na guèra!”, allora, è un appello alla memoria per non dimenticare. Una provocazione a ricordare quello che è stato perché non sia più. Noi, invece, in questo nostro tempo, a 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, dimentichiamo facilmente. Anche perché i testimoni di “prima mano” che hanno vissuto sulla loro pelle i conflitti mondiali se ne stanno andando uno dopo l’altro. Uno alla volta i depositari della memoria storica del dramma della guerra se ne vanno, lasciando la loro eredità a degli eredi senza memoria che non vogliono o non sembrano in grado di raccoglierla.

La guerra oggi, come uno spettro, si aggira nei dintorni dell’Europa e del nostro Paese. “La guerra – ha ricordato nei giorni scorsi il Presidente Sergio Mattarella alla consegna delle onorificenze al merito della Repubblica – è tornata a spargere sangue nel mondo, in tante sue parti, anche non lontano dalla nostra Italia”. Preventiva o di reazione che sia, la guerra appare riabilitata, legittimata, quasi una cosa normale: imperversa in Ucraina; semina morte a Gaza e nel Medioriente; infiamma l’Iran e la Penisola arabica… Chi ha in mano il potere sembra non (voler) ricordare che cosa significhi e che cosa porti con sé. Far morire persone è diventato un fatto ordinario. Che siano militari o civili non fa differenza, non fa notizia, non indigna nessuno. Sono danni collaterali. E così tutto è permesso, tutto è lecito. Anche distruggere una scuola con oltre cento bambine.

“Ghe voarìe ‘na guèra!”. Adesso ce l’abbiamo quasi in casa. Non era questo quanto si auguravano i nostri vecchi, né quanto volevano dirci. Anzi, era proprio il contrario: “Imparate senza dover passare attraverso l’orrore. Comprendete quanto è importante la pace, senza dover patire quello che abbiamo patito noi”. Siamo ancora in tempo per raccogliere il loro messaggio.

Alessio Magoga


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