ULSS 2: una casa può cambiare una vita
L’appello in cerca di famiglie per l'accoglienza temporanea di persone con fragilità psichiche
Redazione Online
10/14/2026

«Apri la tua porta, condividi la tua quotidianità: puoi aiutare una persona a ritrovare autonomia, legami e un posto nel mondo». È il messaggio della campagna lanciata nei giorni scorsi dall’Ulss 2 Marca Trevigiana in occasione della Settimana della Salute Mentale. L’appello, rivolto alle famiglie, è quello di aderire al progetto IESA (Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti), che da oltre vent’anni porta persone seguite dai Servizi di Salute Mentale dentro la quotidianità di una famiglia, per aiutarle a ritrovare autonomia, relazioni e fiducia in sé.
Il progetto IESA prevede l’accoglienza temporanea, a tempo pieno o parziale, di persone adulte seguite dal Dipartimento di Salute Mentale all’interno di famiglie volontarie, selezionate, formate e accompagnate da un’équipe multiprofessionale. L’obiettivo è favorire il recupero di autonomia, responsabilità e relazioni attraverso la vita di tutti i giorni. La persona accolta non è più soltanto destinataria di cure, ma torna a sentirsi parte di un contesto, di una famiglia, di un gruppo. È proprio questa dimensione relazionale a contribuire al percorso di benessere, accanto al lavoro dei professionisti.
L’accoglienza può essere molto flessibile: dalla convivenza a tempo pieno a periodi più brevi o ad alcuni giorni alla settimana, in base alle esigenze della persona e della famiglia. Gli ospiti sono adulti, oggi sempre più spesso giovani, indicativamente tra i 18 e i 45 anni. È previsto un rimborso spese mensile per la famiglia accogliente, insieme a formazione continua, sostegno e monitoraggio da parte dell’équipe.
Non esiste un unico modello di famiglia: possono candidarsi coppie, famiglie con figli e persone singole. Nel corso degli anni ci sono stati anche casi di sacerdoti che hanno scelto di accogliere una persona.
La famiglia non viene mai lasciata sola. Gli operatori dell’équipe IESA seguono periodicamente ogni percorso e visitano le famiglie con cadenza settimanale; inoltre una volta al mese le famiglie si incontrano per condividere esperienze e difficoltà, in una forma di gruppo di auto-mutuo aiuto. Attualmente sono una dozzina le famiglie impegnate nell’accoglienza sul territorio: 8 percorsi fanno capo all’area di Treviso, 2 a Pieve di Soligo e 2 ad Asolo. E dopo la pandemia, trovare nuove famiglie è diventato più difficile.
“Accogliere significa aprire una porta, ma soprattutto creare uno spazio perché una persona possa ritrovare il proprio posto nel mondo – sottolinea Simona Sforzin, direttrice dei Servizi Socio-Sanitari dell’Ulss 2 -. Lo IESA ci ricorda che la cura non è fatta soltanto di servizi e professionisti, ma anche di relazioni, quotidianità e comunità. La famiglia che accoglie non è sola: un’équipe accompagna il percorso e una rete sostiene e protegge. È un modello nel quale la fragilità, quando viene condivisa, può trasformarsi in una possibilità di crescita e di valore per tutti”.
“Lo IESA è un progetto ad alta valenza riabilitativa inserito nella psichiatria di comunità – spiega Carola Tozzini, direttrice del Dipartimento di Salute Mentale -. Le famiglie aprono le porte della propria casa e accompagnano le persone accolte nella relazione e nella quotidianità, con il supporto costante di un’équipe multiprofessionale che seleziona le famiglie, costruisce gli abbinamenti e segue tutto il percorso. La dimensione familiare permette alla persona di cambiare il modo di relazionarsi e anche di percepirsi: non si sente più ai margini, ma parte di un contesto nel quale ha un ruolo e può essere protagonista”.
A raccontare concretamente cosa significhi questo percorso è Enrica, che da cinque anni partecipa al progetto e ancora oggi accoglie nella propria casa una giovane donna. “Non ho mai visto altri servizi che, come questo, forniscono aiuto alla famiglia 24 ore su 24 – racconta Enrica -. In questi anni non ho mai avuto paura, perché non mi sono mai sentita sola. Vivi una relazione assolutamente normale, che si integra con la vita della famiglia. Vedere come le persone accolte diventano spontanee nel vivere la quotidianità e come ritrovano un equilibrio è qualcosa di straordinario. La fragilità, dentro una famiglia, a un certo punto non la vedi più: le dinamiche si intrecciano e diventano semplicemente vita insieme”.
Per dare anima e voce al progetto IESA è stato realizzato un cortometraggio, nato dalle esperienze vissute all’interno dello IESA, che racconta la salute mentale con un linguaggio diverso: immagini, emozioni e relazioni, invece di etichette e pregiudizi. Il video sarà uno degli strumenti della campagna di sensibilizzazione dell’Ulss 2.
Per informazioni e candidature, le famiglie interessate possono scrivere una mail a [email protected] o [email protected].
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